Film – Un Poliziotto Scomodo (1978)

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=e8aUa6N5bzs]

Film del genere “poliziesco all’italiana” molto in voga negli anni settanta. Parte di questo film è stato girato a Civitanova Marche (dal minuto 47).  Breve partecipazione di uno storico presidente della civitanovese “Umberto Traini”.

TRAMA

Il commissario Francesco Olmi è un funzionario della Questura romana piuttosto scomodo per la drasticità dei suoi metodi e per l’incorruttibilità. Infatti, chiamato a indagare sulla morte di due giovani, Maria e Augusto, il poliziotto scopre in Loredana una testimone attendibile e la costringe a parlare. In tal modo scopre che, nell’intento di coprire le malefatte del figlio Marcello, i delitti sono stati commissionati da Degan Senior, il direttore della Dogana di Fiumicino. Continuando nelle indagini, viene a sapere che al potente personaggio fa capo un traffico di diamanti. Non disponendo di prove adeguate, Olmi non riesce a fare incriminare il delinquente che, dopo avere inutilmente tentato di eliminare il commissario, ripara all’estero. Trasferito a Civitanova nelle Marche, Olmi si mette a indagare su di un traffico d’armi. In breve tempo riesce a stringere nella morsa la nuova banda che ha come vertici un editore e un padrone di giganteschi TIR. Per mezzo della TV locale di cui gli stessi si servono, dispone una trappola. I briganti penetrano nella scuola ove insegna Anna, l’amante di Olmi, e prendono come ostaggio alcuni bambini e la maestrina. Il commissario, penetrando da solo nell’edificio, uccide i banditi e libera gli ostaggi.

Il solito Maurizio Merli nelle vesti del commissario di polizia duro e inflessibile che non esita a malmenare colpevoli e non colpevoli e che, più d’ogni altro, ama la sua “pistola”. Sulla base di un “clichet” di maniera, il film, pur offrendo scarsi spunti originali, si distingue per la vivacità dell’azione e per una certa dose di suspense concentrata nelle sequenze finali. Troppi, forse, i morti, e accentuata in eccesso la violenza, ma, dato il genere nessuna meraviglia che la regìa, per il resto corretta, abbia sfruttato al massimo i suggerimenti della sceneggiatura. Maurizio Merli è il “solito” tutore della legge e, come sempre, convincente.

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